Quali sono le piattaforme cloud?

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Le piattaforme cloud rappresentano l'evoluzione dell'informatica tradizionale, basata sull'affitto di risorse computazionali via internet. Il sistema prevede il pagamento a consumo di risorse come server, storage e software; nel 2026, oltre il 94% delle imprese le utilizza per mantenere la propria competitività attraverso diversi modelli di servizio e deployment.
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Quali sono le piattaforme cloud: adozione oltre il 94% nel 2026

Comprendere quali sono le piattaforme cloud garantisce un vantaggio competitivo fondamentale per la gestione delle risorse informatiche moderne. Ladozione di questi sistemi digitali permette di ottimizzare i costi operativi ed evitare investimenti eccessivi in hardware fisico. Informarsi sulle diverse opzioni disponibili aiuta a proteggere i dati e migliorare lefficienza aziendale nel tempo.

Cosa sono le piattaforme cloud e perché sceglierle

Le piattaforme cloud sono l’evoluzione moderna dell’IT tradizionale: al posto di comprare server, storage e software, affitti tutto via internet, pagando solo ciò che usi. Nel 2026, oltre il 94% delle aziende a livello globale utilizza almeno un servizio cloud – un dato che sottolinea come ormai non sia più una scelta, ma una necessità competitiva. [1] Ma con decine di provider, modelli di servizio e opzioni di deployment, la domanda “quali sono le piattaforme cloud” nasconde in realtà una scelta strategica.

I tre modelli di servizio: IaaS, PaaS e SaaS

Per orientarsi, bisogna prima distinguere cosa ti serve e la differenza tra iaas paas e saas. IaaS (Infrastructure as a Service): ti affittano server virtuali, rete e storage.

Lo gestisci tu, come se fosse il tuo datacenter. Esempi: AWS EC2, Azure Virtual Machines. PaaS (Platform as a Service): ti danno tutto per sviluppare e far girare le tue applicazioni senza dover configurare il sistema operativo o i server. Esempi: Google App Engine, Azure SQL Database. SaaS (Software as a Service): applicazioni già pronte, usate dal browser. Gmail, Microsoft 365, Salesforce. E per lo storage personale, servizi come Google Drive, OneDrive e iCloud rientrano in questa categoria.

Tipologie di cloud: pubblico, privato, ibrido

Un’altra scelta riguarda dove si trovano le risorse: Cloud pubblico: infrastruttura condivisa, gestita da provider come AWS, Azure o GCP. È la scelta più comune per flessibilità e costi. Cloud privato: risorse dedicate a una sola organizzazione, spesso in un datacenter interno o gestito da un fornitore. Ideale per alti requisiti di sicurezza o conformità. Cloud ibrido: combina pubblico e privato, permettendo di tenere dati sensibili in locale e scalare sul pubblico quando serve.

I principali provider cloud globali

Sul mercato mondiale tre nomi dominano, seguiti da player regionali e di nicchia. Amazon Web Services (AWS): il pioniere, con oltre 200 servizi e la più vasta rete globale.

Detiene circa il 28-31% del mercato cloud pubblico. Microsoft Azure: seconda forza, con una quota intorno al 21-23%. Il suo vantaggio è l’integrazione nativa con Windows Server, Active Directory e l’ecosistema Microsoft.

Google Cloud Platform (GCP): si attesta intorno al 12-14%, ma eccelle in analisi dati, machine learning e gestione container con Kubernetes. IBM Cloud e Oracle Cloud: scelti come piattaforme cloud per aziende per carichi di lavoro legacy o verticali specifici. Alibaba Cloud: leader in Asia, spesso scelto da aziende con attività in Cina. A queste si aggiungono i servizi di cloud storage consumer (Dropbox, Proton Drive, kDrive) e le piattaforme europee emergenti, su cui ci soffermeremo. [4]

Confronto tra AWS, Azure e Google Cloud: caratteristiche a confronto

Per scegliere tra i tre big, guarda questi fattori chiave. I costi qui indicati sono stime medie per configurazioni base in Europa (2026); i prezzi reali variano in base a consumo, regione e sconti.

Amazon Web Services (AWS)

• Impegno a essere carbon negative entro 2040. Utilizza energia rinnovabile in molte regioni, ma non è sempre trasparente sul mix locale.

• Pay-as-you-go. L’uscita dati (egress) può costare circa 0,09-0,12 €/GB verso internet. Offre istanze spot fino a -90%.

• Maturità, documentazione sterminata, ecosistema di partner enorme. Ideale per startup tech e applicazioni di ogni scala.

• Oltre 200 servizi, la più ampia copertura. Leader in serverless (Lambda), database gestiti (RDS, DynamoDB) e IoT.

Microsoft Azure

• Impegnata a essere carbon negative entro 2030. Nel 2024 ha annunciato data center alimentati al 100% da rinnovabili in Europa.

• Simile ad AWS. L’egress parte da 0,08 €/GB per le prime quantità. Le istanze riservate danno sconti fino al 72%.

• Per aziende già Microsoft, è la scelta naturale. I contratti Enterprise Agreement offrono sconti significativi.

• Oltre 100 servizi. Forte in infrastruttura Windows, identità (Azure AD) e integrazione con Microsoft 365.

Google Cloud Platform (GCP)

• Leader dichiarato: compensa il 100% del consumo storico di energia dal 2017. Ha i data center più efficienti del settore.

• Leggermente più competitivo su calcolo generale. Egress: 0,10-0,12 €/GB. Offre sconti automatici per utilizzo continuativo.

• Rete globale privata ad alta velocità, prezzi trasparenti. Per team data science e DevOps è spesso preferito.

• Eccelle in analisi dati (BigQuery), machine learning (Vertex AI) e container (Google Kubernetes Engine - GKE).

Se hai un’infrastruttura Microsoft, Azure è la scelta più integrata. Se cerchi la massima varietà di servizi e maturità, AWS resta il punto di riferimento. Se invece il tuo core è dati, AI o container, GCP offre vantaggi competitivi. Per le PMI italiane, spesso la combinazione di un provider globale per il core e un cloud locale per i dati sensibili sta diventando la norma.

GreenStore: come un e-commerce italiano ha evitato costi imprevisti

GreenStore, un e-commerce di prodotti bio con sede a Bologna, aveva 2.000 ordini al mese. Nel 2025 ha scelto AWS per la sua flessibilità, seguendo il tutorial standard. Dopo tre mesi, la fattura era triplicata: gli egress (dati in uscita verso internet) costavano più dei server stessi.

Il team, guidato dal CTO Marco, ha iniziato a indagare. Si è scoperto che il sito inviava 3 chiamate API per ogni visualizzazione di prodotto, e ogni risposta richiamava immagini ottimizzate non in cache. Traffico inutile = egress alto.

Marco ha ripensato l’architettura: ha abilitato CloudFront (CDN) con una policy di cache aggressiva e ha spostato le immagini su un bucket con repliche in Europa. Ha anche ridotto le dimensioni delle risposte JSON.

Dopo 2 mesi di ottimizzazioni, la spesa mensile è scesa da 1.200 € a 380 €, con un risparmio del 68%. La lezione? Leggere i dettagli dei costi di rete prima di scegliere un provider e progettare per minimizzare il traffico esterno.

Contenuto da Padroneggiare

Distinguere IaaS, PaaS, SaaS è il primo passo

Scegli il modello in base a chi deve gestire cosa: se vuoi il massimo controllo (IaaS), se vuoi solo sviluppare (PaaS) o se vuoi software già pronto (SaaS).

AWS, Azure e GCP dominano, ma non sono le uniche

Valuta anche provider europei come Aruba Cloud, OVHcloud, Seeweb se hai esigenze di sovranità dati o latenza ridotta in Italia.

I costi di egress possono sorprenderti

Circa il 25-40% della fattura cloud può essere legata al trasferimento dati in uscita se non ottimizzi. Progetta con CDN e riduci le chiamate API non necessarie.

La sostenibilità conta (e fa marketing)

Google Cloud compensa il 100% del consumo storico, Azure punta a carbon negative entro 2030. Scegli provider con data center alimentati da rinnovabili se la tua azienda ha obiettivi ESG.

Informazioni Aggiuntive

Qual è la differenza tra IaaS, PaaS e SaaS in parole semplici?

IaaS è come affittare un appartamento vuoto: ci devi mettere tutto tu. PaaS è un ufficio attrezzato con scrivanie e computer: devi solo portare il tuo lavoro. SaaS è un servizio di caffetteria: arrivi, consumi e te ne vai, senza dover gestire nulla.

I miei dati sono al sicuro in cloud? E il GDPR?

I provider globali offrono livelli di sicurezza superiori alla media delle aziende (certificazioni ISO 27001, crittografia, backup ridondanti). Per il GDPR, devi verificare che i tuoi dati risiedano in data center situati nell’UE (AWS, Azure e GCP offrono regioni in Europa). Inoltre, se scegli un provider italiano come Aruba o Seeweb, hai la certezza della sovranità nazionale.

Quanto costa davvero il cloud? Ci sono costi nascosti?

Il costo è variabile. Oltre al costo di calcolo e storage, fai attenzione ai costi di trasferimento dati in uscita (egress) – possono arrivare a incidere per il 20-40% della fattura. Usa i calcolatori di prezzo (AWS Pricing Calculator, Azure Pricing Calculator) prima di partire, e attiva budget alert per non avere sorprese.

Cosa significa vendor lock-in e come evitarlo?

Il vendor lock-in è la difficoltà di migrare le tue applicazioni da un cloud a un altro, spesso perché hai usato servizi proprietari (es. DynamoDB su AWS, Cosmos DB su Azure). Per ridurre il rischio, privilegia tecnologie aperte: container (Kubernetes), database open source, API standard. Un approccio multi-cloud o ibrido può anche aiutare, ma aumenta la complessità.

Se desideri approfondire le opzioni di mercato, scopri nel dettaglio Quali sono le principali piattaforme di cloud computing?.

Quale piattaforma cloud scegliere per una piccola azienda?

Per una PMI senza particolari esigenze di conformità, spesso il cloud pubblico è la scelta più semplice. Se l’azienda usa già Microsoft 365, Azure offre integrazione nativa. Se il focus è su analisi dati o machine learning, GCP è una buona opzione. AWS è il più completo ma anche il più complesso da gestire. In ogni caso, parti con un piano di spesa limitato e monitora i consumi.

Documenti di Riferimento

  • [1] Finout - Nel 2026, oltre il 94% delle aziende a livello globale utilizza almeno un servizio cloud – un dato che sottolinea come ormai non sia più una scelta, ma una necessità competitiva.
  • [4] Crn - Google Cloud Platform (GCP) si attesta intorno al 10-12%.